Dare un ruolo e un contesto
C'è un motivo se tante richieste efficaci iniziano con «sei un avvocato», «sei un personal trainer», «sei un editor spietato»: un ruolo comprime in tre parole un intero pacchetto di aspettative — che lessico usare, cosa considerare importante, che domande farsi. Non è teatro: è compressione di contesto.
Cosa ne pensi di questo contratto di affitto?
Sei un avvocato che tutela ME, l'inquilino. Leggi questo contratto di affitto e dimmi le tre clausole più sbilanciate a mio sfavore, in ordine di gravità.
La versione con ruolo non chiede solo competenza: dichiara da che parte stare. «Cosa ne pensi» produce un'analisi neutra e un po' di tutto; «tutela me» produce una lettura di parte, che è quella che ti serve davvero.
Il contesto di sfondo: cosa deve sapere per aiutarti
Oltre al ruolo c'è lo sfondo: la situazione in cui la richiesta nasce. La regola è quella del collega nuovo: bravissimo, ma appena arrivato — cosa deve sapere della situazione per fare questo lavoro? Due righe di sfondo valgono più di dieci aggettivi nella richiesta.
Sei [ruolo, dalla parte di chi]. Situazione: [due righe di sfondo: cosa è successo, cosa c'è in ballo]. Il tuo compito: [cosa voglio in mano]. Prima di rispondere, fammi le domande che ti servono se qualcosa non è chiaro.
L'ultima frase è una rete di sicurezza: se hai dimenticato un pezzo di contesto, Claude te lo chiede invece di inventarselo.
Il ruolo non conferisce poteri: «sei un medico» non rende i consigli medici più affidabili — cambia lessico e struttura, non la sostanza. Per salute, soldi e questioni legali serie, Claude prepara le domande giuste da fare a un professionista vero.
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Perché «sei un editor spietato» funziona meglio di «correggi questo testo»?
Per un contratto che devi FIRMARE tu, quale richiesta è più utile?
A cosa serve chiudere con «fammi le domande che ti servono»?
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